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03/03/2019, 22:11



Mostra-"Nuove-Generazioni",---Uno-sguardo-sul-nostro-futuro,-LaSicilia-05.03.19-


 



Pubblichiamo un articolo apparso su LaSicilia del 5 marzo, a conclusione della mostra "Nuove generazioni".

di Giulia Imbrogiano

Si è conclusa ieri la mostra multimediale "Nuove generazioni. I volti giovani dell’Italia multietnica", ospitata al Dipartimento Scienze Umanistiche dell’Università (nella foto di Condorelli). Più di mille i visitatori, di cui il 20% stranieri e molti studenti Erasmus, per una mostra volta a sciogliere i principali nodi della migrazione, nodi stretti dall’inflazione delle parole e dalla pochezza delle conoscenze. Protagonisti della mostra sono stati alcuni studenti stranieri che risiedono in Sicilia da diversi anni e che hanno fatto da cicerone, trasformando pannelli e fotografie in racconti di vita. Gary Mamadou ha 26 anni e viene dal Mali, oggi studia per diventare operatore sociosanitario
all’Istituto Lucia Mangano ed è un mediatore culturale. Il suo è un bell’esempio di integrazione, così come Oumar Zaid Cisse, nato in Guinea, studente diciannovenne al 5° anno di Scienze Umane e calciatore di Prima categoria del Zafferana. Sono loro i nuovi volti dell’Italia multietnica, italiani ma non solo, come sostiene, Luna, giovane studentessa di Giurisprudenza a Milano, proveniente dal Marocco. Le loro radici sono ben più ricche, la loro idea di integrazione è molto più complessa: essa non può limitarsi a un appiattimento sulla cultura del paese di arrivo, non può rinunciare a quanto di positivo custodisce la cultura del paese di provenienza. Gary e Oumar sono due dei protagonisti del progetto Don Bosco 2000, presentato a fine febbraio all’Onu e fondato sull’idea di migrazione circolare. L’intento è infatti quello di formare i giovani che scappano da guerre, fame e persecuzioni, per favorirne il reinserimento nel proprio paese con un bagaglio di competenze e un capitale iniziale per avviare la propria attività. Tra i visitatori anche molti studenti di scuole elementari e medie provenienti dalle periferie della città, tra cui un gruppo del quartiere Cappuccini. La conoscenza è il requisito fondamentale per
combattere l’odio e per azzerare la percezione del diverso. 

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