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22/11/2018, 10:43



L’anticorpo-dell’impegno,-LaSicilia-22.11.18


 



Proponiamo un articolo apparso sulla prima pagina de LaSicilia del 22 novembre, scritto dal vicedirettore Domenico Tempio.
Una riflessione lucida e profonda sulle difficili condizioni in cui versa la nostra regione che mostra, allo stesso tempo, una possibilità di uscita, una strada attraverso cui è possibile toccare una prospettiva positiva.
"In questi tempi di crisi c’è una scommessa a cui non si può rinunciare".
Buona lettura!

L’anticorpo dell’impegno
di Domenico Tempio
LaSicilia, 22 novembre 2018

Fino a che punto si può pensare in positivo della Sicilia e delle città nel suo grembo? Difficile dirlo. In questa terra accade di tutto. L’ultimo: se da noi i rifiuti abbondano, eccone altri. Per giunta tossici. Si dice che è nel naufragio di una società che si trova la forza di sopravvivere. Se non proprio di reagire. Catania, ad esempio, che trova nel fallimento del suo Comune, l’emblema del disagio civile e anche culturale, da un po’ di tempo ha i riflettori puntati addosso. Medici al suo capezzale. Che incoraggiano. Amabili per cultura e notorietà, vedi Vittorio Sgarbi che di Catania ha scritto proprio sul nostro giornale definendola «una città musicale che vive sull’onda sonora di Bellini, dalla monumentalità severa che imbriglia il fuoco del vulcano che si fa pietra nera e va dall’Etna al mare». Bello senz’altro. Affascinante aspetto poetico della città. Ma non illude. Più reali le riflessioni tra nostalgia del passato e delusione per il presente, di uno di casa nostra, Leo Gullotta, l’ex ragazzo del Fortino. Legato alla sua città. Si pone l’interrogativo: Catania dove sei? O lo sberleffo di un intellettuale, a ragione rabbioso, Enrico Iachello: «La città si "annaca" ma resta ferma». Questa città, eppure, una volta era effervescente, tanto da essere invidiata. E proprio sull’onda di queste riflessioni qualche settimana addietro abbiamo lanciato una scommessa: riusciremo a scrollarci di dosso questa negatività diventata torpore? C’è necessità, come abbiamo già scritto, di rafforzare i nostri anticorpi. Cominciando dal basso. Dai ragazzi. E abbiamo fatto degli esempi: i ragazzi di San Cristoforo raccolti al cinema Midulla sotto la guida di volontari che cercano di creare le condizioni sociali e culturali per farli diventare giovani e, quindi, adulti. O i ragazzi dei Cappuccini, dei quali ci siamo occupati spesso e che ora entrano nelle cronache delle "Buone notizie" del Corriere della Sera. Una storia, la loro, che viene raccontata ai margini di un evento che si ripete ogni anno, quello della "Colletta alimentare" e che proprio sabato si svolge in tutta Italia e dove la Sicilia, regione povera, riesce a dare il massimo della solidarietà. Quella dei Cappuccini non è la storia di un giorno. Come può essere la Colletta alimentare. Tanto che è uscita fuori dalle cronache locali. Ciò fa riflettere. Proprio perché ti fa accorgere come nella città etnea, tra tanti fatti e misfatti, ci sia sempre un filo di speranza. «La povertà - racconta Graziella Biondi, che ha saputo raccogliere attorno a sé tanti volontari - ha un grande valore perché ci porta a fare qualcosa per l’altro e questo fa stare bene noi stessi». Il miracolo è in quel "sentirsi bene" in un mondo che sta male. Da lì è nata l’Associazione Cappuccini. Nel pomeriggio si aiutano nello studio tanti ragazzini e a chi ne ha bisogno viene dato un sostegno alimentare. Così è nata una sorta di catena di solidarietà con insegnanti, genitori e anche ex studenti, quest’ultimi sarebbero i ragazzi aiutati ieri, oggi in prima fila ad aiutare chi è venuto dopo di loro. Gente, ovviamente, che conosce la sofferenza e cerca di alleviarla ai più giovani. Un ricambio generazionale. «Alcuni ragazzi - spiega la professoressa Graziella Biondi - quando si laureano o mettono su famiglia, spesso emigrano. Lo scorso anno se ne sono andati in dodici. Questo è un problema del Sud. Ma ci sono risorse inaspettate: le scuole mandano altri ragazzini con delle sanzioni e noi li accogliamo». Un riciclo di solidarietà. Come rinnovare le cellule in un corpo umano. Sappiamo che è un piccolo aspetto della quotidianità di una società "acciaccata", però denota come vi sia gente che non intenda arrendersi. Nonostante accanto a queste "buone notizie" vi siano quelle "cattive". Purtroppo il male rischia di disperdere quel poco che a fatica, ma con entusiasmo, si cerca di costruire. Ed è questa la scommessa a cui non bisogna rinunciare. I ragazzi, quelli dei Cappuccini, quelli di San Cristoforo, quelli di tutte le periferie, è il caso di dirlo, ci guardano. Poi ci seguono.

Scarica sotto l’articolo originale.


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